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Sindacato

Quando la trattativa va in ferie

Sono trascorsi oltre 1280 giorni e il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti è ancora fermo. Lo stesso vale per il rinnovo del patto con Aeranti-Corallo. Niente è cambiato, nella sostanza, all’Aran per gli uffici stampa pubblici.

Dai comunicati e dai resoconti emergono “difficoltà crescenti”. Tutti concordano nella necessità di non perdere tempo. E non mancano i belli spiriti che, pensando di essere i soli portatori della saggezza,  ribadiscono come si debba mirare al  “contratto giornalistico” piuttosto che a un “contratto purché sia”. Giusto. Belle parole. Così come tocca l’animo sentire che, nella trattativa con la Fieg, c’è chi sta compiendo “sforzi titanici”. 

Bene. E allora – ci domandiamo – perché tutto è stato rinviato a mercoledì 10 settembre. Già, c’erano le vacanze. Occorreva prendersi una pausa e andare in villeggiatura.

E’ senza dubbio esemplare un sindacato che, dopo oltre 1260 giorni, ritiene giusto rispettare il diritto alla vacanza.

Bravi. Bisognerà spiegarlo però ai colleghi che, dopo giorni e giorni di sciopero, restano in attesa del nuovo contratto. Ai disoccupati, agli sfruttati , ai free lance che si aspettano fatti concreti. E invece vedono sempre più spesso gli stagisti lavorare nelle redazioni e firmare gli articoli con il tacito assenso dei vari Comitati di redazione. Ma non era stato ribadito che il  lavoro di questi futuri colleghi non doveva essere utilizzato nella produzione? Parole. Parole e solo parole. Troppe.

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