Qualche giorno fa abbiamo proposto un tavolo di lavoro “indipendente” per contribuire a trovare soluzioni che facilitassero il raggiungimento delle pari opportunità tra uomo e donna sul posto di lavoro. Oggi allarghiamo il discorso. Ci occupiamo dell’immagine femminile così come appare nell’informazione, in particolare televisiva. E lo facciamo dando spazio ad una mozione presentata in Senato. Il documento, al di là della linea politica prevalente, lo condividiamo per il contenuto e le finalità che si prefigge. Lo scopo immediato dell’iniziativa: “Impegnare il governo ad assumere iniziative perche’ il sistema radiotelevisivo pubblico svolga un’opera di sensibilizzazione al rispetto della diversita’ di genere e della dignita’ delle donne e perche’ nelle scuole siano avviate campagne di informazione per aiutare i giovani a difendersi dagli stereotipi di genere”.
DONNE. PARI OPPORTUNITA’ E RISPETTO NON SOLO A PAROLE
Quante colleghe sono ai vertici degli enti della categoria? Inpgi: nel Consiglio di Amministrazione, tre donne su 16. Casagit: nel Consiglio di Amministrazione, una su 12 (11 eletti). Troppo poco per dare seguito alle giuste rivendicazioni di parità tra i due sessi. Ma, purtroppo, i dati rispecchiano (o tradiscono) una mentalità che ritroviamo nelle redazioni e nell’informazione. La donna continua a non avere un adeguato accesso alla profesione e alle carriere, la sua immagine è ridotta a puro oggetto. Su questi ed altri punti vorremmo aprirci al contributo di chi è iscritto alla Fasipress e di chi non lo è. Qui si tratta di dimenticare le diverse appartenenze sindacali e collaborare, insieme, da colleghi, alla definizione di un programma d’interventi da portare avanti. Senza polemiche né riserve mentali o altro. Chi ritiene di accogliere l’invito può scrivere a ti.sserpisafnull@ofni
Grazie in anticipo.
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00226
Atto n. 1-00226 (procedura abbreviata)
Pubblicato il 17 dicembre 2009. Seduta n. 305
Firmatari:
Franco Vittoria, Finocchiaro, Zanda, Latorre, Casson, Adamo, Adragna, Agostini, Amati, Andria, Antezza, Armato, Baio, Barbolini, Bassoli, Bastico, Bertuzzi, Bianco, Biondelli, Blazina, Bonino, Bosone, Bruno, Bubbico, Cabras, Carloni, Carofiglio, Ceccanti, Ceruti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Cosentino, Crisafulli, D’Ambrosio, De Luca, De Sena, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giovan Paolo, Donaggio, D’Ubaldo, Ferrante, Filippi Marco, Fioroni, Fistarol, Follini, Fontana, Galperti, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasbarri, Ghedini, Giaretta, Granaiola, Ichino, Incostante, Leddi, Legnini, Livi Bacci, Lumia, Lusi, Magistrelli, Marcenaro, Marcucci, Marinaro, Marini, Marino Ignazio, Marino Mauro Maria, Maritati, Mazzuconi, Mercatalki, Micheloni, Milana, Molinari, Mongiello, Morando, Morri, Musi, Negri, Nerozzi, Papania, Passoni, Pegorer, Perduca, Pertoldi, Pignedoli, Pinotti, Poretti, Procacci, Randazzo, Ranucci, Roilo, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi, Sangalli, Sanna, Sbarbati, Scanu, Serafini Anna Maria, Serra, Sircana, Soliana, Stradiotto, Tedesco, Tomaselli, Tonini, Treu, Veronesi, Vimercati, Vita, Vitali, Zavoli.
Il Senato,
premesso che:
- nel corso della XV Legislatura la mozione 1-00136, a prima firma di Vittoria Franco, analoga nei contenuti alla presente mozione, fu approvata all’unanimità il 13 settembre 2007;
- nonostante il Governo avesse espresso parere favorevole alla suddetta mozione, esaminata congiuntamente alla mozione , della senatrice Allegrini ed altri, non ha dato seguito agli impegni assunti davanti all’Assemblea del Senato;
- in quella sede il Governo affermò che “L’attività di sensibilizzazione e promozione delle pari opportunità spetta alla comunicazione delle istituzioni. Compete quindi al Governo la promozione di ogni tematica di rilevanza sociale, a cominciare dalla questione femminile. Si tratta di valorizzare le differenze, promuovere la conciliazione, delineare percorsi professionali che tengano conto anche dei tempi delle donne”;
- a causa della mancata attuazione degli impegni presi da parte del Governo, si ritiene necessario portare all’attenzione dell’Assemblea del Senato un ulteriore atto di indirizzo, che ripropone i medesimi contenuti della mozione 1-00136, considerato che non solo nulla è cambiato dall’approvazione della citata mozione, ma che sicuramente la situazione del rapporto tra la figura ed il ruolo delle donne nella realtà a causa della rappresentazione distorta che ne fanno i media è senza alcun dubbio degenerata;
- la grande visibilità e, purtroppo non di rado, il miraggio di successo e di guadagni economici che le giovani donne acquistano solo grazie a qualche apparizione televisiva hanno portato inevitabilmente alla convinzione che cultura, talento e impegno non siano assolutamente requisiti necessari per ricoprire ruoli anche importanti;
- risultato della diffusione deteriore di una certa immagine della donna è l’idea che sia sufficiente apparire per essere, per esistere, per dare un senso alla propria vita, come dimostrano le ricerche più recenti;
- spesso, come dimostra il recente video presentato da Lorella Zanardo, dal titolo esemplificativo “Il corpo delle donne” le immagini e le modalità con le quali le donne vengono rappresentate sono lesive della loro dignità;
premesso inoltre che:
- un’indagine del Censis del 2006, svolta nell’ambito del progetto europeo “Women and Media in Europe”, ha dimostrato come l’immagine della donna offerta dalla televisione italiana sia stereotipata e molto spesso non corrispondente all’effettivo ruolo ricoperto dalle donne nella realtà della vita quotidiana;
- dall’indagine, durata due anni, che ha considerato i generi televisivi dell’informazione, dell’approfondimento, della cultura e dell’intrattenimento attraverso l’analisi dei contenuti di 578 programmi televisivi sulle sette emittenti nazionali (Rai, Mediaset, La7), è emerso in modo inquietante come l’immagine della donna sia soprattutto quella della “donna dello spettacolo”, patinata, sempre giovane e di bell’aspetto;
- lo spazio offerto alla figura femminile è di solito ampio, ma generalmente “gestito” da una figura maschile: di conseguenza le donne, pur essendo spesso protagoniste della situazione o della vicenda rappresentata, lo sono nel ruolo di “oggetto” del racconto;
- falsata ed edulcorata è poi la rappresentazione del mondo femminile: non si parla quasi mai delle donne impegnate nella politica (6,4 per cento), delle donne anziane (che sembrano essere solo il 4,8 per cento delle donne), delle donne disabili, così come solo nel 9,6 per cento dei casi la donna sembra appartenere ad un ceto medio-basso. Lo status sociale rappresentato prevalentemente è quello medio-alto cui appartengono solo donne ben vestite e truccate, attente alla cura dell’aspetto fisico;
- nei programmi di intrattenimento il conduttore è quasi sempre un uomo (58 per cento) mentre della donna, mostrata in abiti succinti, si sottolineano le “doti” della giovinezza, bellezza, malizia e spregiudicatezza e solo nel 15,7 per cento dei casi le doti artistiche, culturali o le qualità umane;
- al contrario, nei programmi di informazione la donna compare soprattutto all’interno di servizi di cronaca nera (67,8 per cento), protagonista di vicende drammatiche in cui appare o come vittima di violenze, stupri e prevaricazioni, o come “carnefice” (basti pensare a tutta la serie di “madri assassine” di cui la cronaca ha parlato negli ultimi anni), vicende in cui i particolari più macabri o scabrosi sono dati in pasto al pubblico in una difesa ipocrita del “diritto di cronaca”;
- la mancata visibilità di donne che hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura contrapposta all’eccessiva visibilità delle partecipanti ai reality show o ai concorsi di bellezza ha come triste, ma inevitabile, conseguenza il fatto che gran parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, consideri quale obiettivo primario diventare una “velina” o, comunque, semplicemente apparire pur non avendo alcun talento da mostrare, utilizzando a tal fine non la propria cultura, ma la propria immagine di “corpo femminile” muto;
- ciò crea un’immagine della donna divisa tra il mondo dello spettacolo e quello della cronaca nera: la donna o è bella, maliziosa, vincente e spregiudicata o è vittima. Tertium non datur. Secondo l’indagine è quindi associata ai temi dello spettacolo e della moda (31,5 per cento), della violenza fisica (14,2 per cento) e della giustizia (12,4); quasi mai ai temi della politica (4,8 per cento), alla realizzazione professionale (2 per cento) e all’impegno nel mondo della cultura (6,6 per cento);
- nei programmi di approfondimento la conduzione è in mano agli uomini nel 63 per cento dei casi e quando le donne intervengono in qualità di “esperte” lo fanno soprattutto su argomenti come l’astrologia, la natura, l’artigianato e la letteratura;
- paradossalmente sono le fiction ad offrire un’immagine più realistica della donna: le protagoniste delle storie sono donne che si sono realizzate nel mondo del lavoro (donne medico, magistrato, avvocato, commissari di polizia) o dotate di grandi qualità umane, capaci di assumersi importanti responsabilità nell’ambito del contesto in cui operano;
- premesso inoltre che la situazione non appare migliore per quanto riguarda la rappresentazione della figura femminile sulla carta stampata. L’indagine ha rivelato come il linguaggio legato agli stereotipi, proprio della comunicazione televisiva indirizzata ad un pubblico indistinto, sia purtroppo lo stesso usato per la pubblicità che appare sui quotidiani, sulle riviste femminili ed anche sui settimanali di informazione politica e di attualità, apparentemente indirizzati ad un pubblico più selezionato rispetto a quello televisivo;
considerato che:
- in un documento approvato, il 2 marzo 2004, dal Comitato di autoregolamentazione TV e minori, sulla “Rappresentazione della donna in televisione” si denuncia “la riduzione dell’immagine femminile alle sue caratteristiche ed attrattive sessuali” e che “le modalità prevalenti, soprattutto nell’intrattenimento e nella pubblicità, restano quelle dell’ammiccamento erotico spesso volgare, specialmente fastidioso per l’effetto cumulativo”;
- in questo documento il citato Comitato TV e minori denunciava una preminente identificazione della donna con una funzione di sollecitazione sessuale del telespettatore-consumatore ed il richiamo ossessivo alla perfezione della bellezza femminile, che sembra legittimare, soprattutto per le giovani menti indifese, l’idea che la realizzazione delle persone, ed in particolar modo delle donne, passi inevitabilmente attraverso la ricerca della perfezione estetica ad ogni costo. Solo chi è bello ha diritto di esistere: è questo il desolante messaggio trasmesso troppo spesso dalla televisione;
- è evidente l’effetto di questi messaggi, ripetuti all’infinito, sui bambini e sugli adolescenti: i bambini di oggi e i ragazzi di domani non potranno che considerare la donna essenzialmente come un “corpo”, mentre le bambine e le ragazze saranno perennemente alla ricerca ansiosa ed ossessiva di un bel corpo da usare come arma di seduzione e come biglietto di ingresso nel mondo dello spettacolo;
- l’affermarsi di questa subcultura che ha al centro una distorta rappresentazione-visione della figura femminile si può certamente, come detto, considerare una delle cause del dilagare di varie forma di violenza nei confronti delle donne da parte di uomini di tutti le età, non da ultimo da parte di minorenni in età pre-adolescenziale;
- a conclusione del documento il Comitato TV e minori rivolgeva quindi un invito alle emittenti a prestare maggiore attenzione ai modi in cui vengono rappresentate le donne, soprattutto nelle pubblicità e nei programmi di intrattenimento, a favorire l’accesso delle tante straordinarie competenze e dei talenti femminili nel campo dello spettacolo affinché anche in questo campo potessero emergere l’intelligenza e la creatività delle donne piuttosto che il mero apparire ed, infine, ad individuare spazi specifici di critica televisiva relativa agli argomenti di interesse educativo per i minori;
- l’invito del Comitato TV e minori è rimasto purtroppo disatteso;
- inoltre, la Commissione bicamerale per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il 30 luglio 1997, formulò un atto di indirizzo rivolto alla RAI con il quale invitava la stessa ad individuare le iniziative necessarie allo scopo di promuovere, al proprio interno, l’acquisizione di poteri e responsabilità da parte delle donne, in particolare attribuendo a uomini e donne uguale chance di carriera ed uguali possibilità formative e ad individuare le iniziative necessarie allo scopo di non trasformare la rappresentazione delle differenze di sesso e di genere in fattore di discriminazione individuale, culturale e sociale;
considerato infine che:
- nonostante negli ultimi anni sia aumentato il numero delle professionalità femminili all’interno del sistema radiotelevisivo pubblico (le giornaliste, le conduttrici, le inviate nelle zone di guerra), i posti di potere all’interno del sistema restano appannaggio degli uomini;
- persiste una rappresentazione mediatica della figura femminile tristemente disancorata dalla realtà, in palese e stridente contrasto con i ruoli importanti ricoperti dalle donne negli ambiti professionali, sociali, culturali, familiari;
- tutte le espressioni di discriminazione e di svalutazione della figura femminile sono tanto più gravi in quanto hanno un impatto negativo sulla promozione delle donne nel lavoro e nella carriera,
impegna il Governo:
- ad assumere le iniziative necessarie affinché il sistema radiotelevisivo pubblico, che rappresenta lo strumento principale di diffusione della conoscenza, svolga un’opera di sensibilizzazione al rispetto della diversità di genere e della dignità delle donne, finalizzata ad una corretta rappresentazione della figura e del ruolo delle donne ad alla rimozione di espressioni di discriminazione e degli stereotipi, lesivi della dignità delle stesse;
- a promuovere campagne di informazione finalizzate alla diffusione ed alla valorizzazione del lavoro e delle opere delle donne nei campi artistico, culturale, scientifico e politico e ad adottare campagne di sensibilizzazione nelle scuole, in particolare nella scuola secondaria, per aiutare i giovani a difendersi dai messaggi discriminatori nei confronti delle donne e per evitare così il perpetuarsi di stereotipi che danneggiano le donne e il ruolo femminile nella società;
- a promuovere l’acquisizione di poteri e di responsabilità da parte delle donne (empowerment) in tutti i settori della vita produttiva e sociale, in particolare nell’ambito dei media, con azioni antidiscriminatorie mirate, per il reale accesso delle donne alle posizioni dirigenziali nel sistema radiotelevisivo pubblico al fine di favorire la presenza femminile nelle posizioni apicali delle testate giornalistiche televisive pubbliche, e, più in generale, del sistema radiotelevisivo pubblico, in modo da incidere sulle scelte editoriali e di palinsesto e quindi sull’immagine complessiva delle donne offerta dalla televisione pubblica.
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