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Sindacato

Lettera: aziende editoriali e contributi statali

“Le aziende editoriali che ricevono contributi dallo stato rendano pubblici gli stipendi, i fringe benefit e le stock option”.

Pubblichiamo questa lettera che propone una riflessione su un argomento sicuramente delicato, ma che andrebbe approfondito.

“Nei giorni scorsi il Governo ha anticipato che chiederà alle banche la pubblicazione degli stipendi e dei benefit dei loro dirigenti. La norma dovrebbe far parte del decreto Milleproroghe (in discussione proprio in questi giorni) darebbe corpo ad un emendamento alla legge Comunitaria per il 2010. Salvo sorprese, verrà introdotto l’obbligo di comunicare con anticipo quanto si intende concedere in futuro, non solo ai top manager, ma anche ai dirigenti di prima fascia dettagliando ogni voce: parte fissa, parte variabile, stock option. Perché quel criterio di trasparenza non viene imposto anche alle aziende editoriali?

Ogni anno lo Stato (cioè noi cittadini) distribuisce centinaia di milioni di euro per sostenere l’informazione. E pagare, quindi, parte degli stipendi. Poi si scopre che, in molti casi, non vengono versati i contributi o che ci sono collaboratori senza contratto. Dal recente condono Inpgi abbiamo appreso che, dietro l’adesione di circa 160 aziende c’erano oltre 27 milioni di euro tra mancati contributi e sanzioni ridotte e più di cento posizioni irregolari ai danni di lavoratori autonomi.

Sarebbe bene che il denaro pubblico, in particolar modo oggi che siamo in crisi, sia dato solo alle aziende che si sono comportate correttamente con i propri dipendenti e non abbiano subito contestazioni da parte dell’Inpgi. Poi, proprio per evitare eventuali sprechi, gli editori che chiedono contributi statali, pubblichino gli stipendi. Sarebbe, tra l’altro, giusto nei confronti dei giornalisti sfruttati indicare quanto percepisce un dirigente, meglio ancora un giornalista contrattualizzato.

Grazie per l’attenzione che vorrete dedicarmi.

G.M.”

Discussione

2 commenti su “Lettera: aziende editoriali e contributi statali”

  1. La legge che consente alle imprese editrici di ottenere i contributi diretti dell’editoria prevede obbligatoriamente ogni anno la certificazione della regolarità contributiva, rialsciata da Inpgi e Inps. Nessuna azienda, quindi, può evitare di pagare i contributi. Forse sarebbe opportuno un maggiore approfondimento prima di fare di tutta l’erba un fascio.
    Per quanto riguarda fringe benefits e stock option…chi conosce il mondo delle cooperative editoriali sa che non c’è nulla da nascondere proprio perché nessuno può permettersi questi strumenti, né stipendi d’oro.
    Diverso è il tema in fatto di contributi indiretti (che percepiscono anche società quotate in borsa come il Sole 24 ore).
    Un articolo come questo rischia di far passare una categoria di imprese e di lavoratori (e di imprese costituite da lavoratori), come un covo di parassiti. La moralità è necessaria, i moralismi no.

    Scritto da DonC | 9 febbraio 2010, 09:29
  2. [...] Fasi Press pubblica una interessante lettera che apre una  riflessione sulla necessità di non dare denaro pubblico e richiedere indietro quello dato in passato in caso che non siano verificate condizioni di legalità nell’atteggiamento degli editori. “Nei giorni scorsi il Governo ha anticipato che chiederà alle banche la pubblicazione degli stipendi e dei benefit dei loro dirigenti. La norma dovrebbe far parte del decreto Milleproroghe (in discussione proprio in questi giorni) darebbe corpo ad un emendamento alla legge Comunitaria per il 2010. Salvo sorprese, verrà introdotto l’obbligo di comunicare con anticipo quanto si intende concedere in futuro, non solo ai top manager, ma anche ai dirigenti di prima fascia dettagliando ogni voce: parte fissa, parte variabile, stock option. Perché quel criterio di trasparenza non viene imposto anche alle aziende editoriali? [...]

    Scritto da Aziende editoriali, contributi statali, trasparenza, irregolarità diffuse | 11 febbraio 2010, 08:32

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