Noi chiediamo sanzioni per chi sfrutta e per chi consente lo sfruttamento.
Anche se non ci riguarda in modo diretto, pubblichiamo, in allegato, il pdf con il protocollo di intesa tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e l’Agenzia delle entrate. Il documento si riferisce allo scambio di dati e informazioni in materia di attività ispettiva. Con la totale ripresa dell’attività nelle redazioni dopo la pausa estiva, occorre mantenere alta l’attenzione su un problema che riguarda tutta la categoria. Lo sfruttamento dei colleghi, infatti, continua. E ciò avviene in particolare nei confronti dei collaboratori e corrispondenti, sottopagati e spesso senza il rispetto dei loro diritti. Il Servizio ispettivo dell’Inpgi sta già facendo molto. Occorre però sostenere il loro lodevole impegno con altre azioni che riteniamo indispensabili. Ci riferiamo alla necessità di adottare provvedimenti sanzionatori, anche disciplinari, nei confronti dei colleghi, compresi i direttori, che consentono lo sfruttamento di altri giornalisti. La responsabilità, infatti, non può essere limitata all’editore ma va estesa a chi, occupando precisi ruoli funzionali nella redazione, non esercita il proprio potere d’intervento. Questo modus operandi va considerato, a nostro avviso, come una forma di complicità con l’azienda. Avevamo già ripetuto più volte che, troppe volte, il peggior nemico del giornalista non era l’editore ma un altro giornalista. Ne siamo sempre più convinti. Libertà d’informazione deve coniugarsi con la libertà d’informare, cioè con il diritto di tutti ad esprimere la propria professionalità, nel rispetto e con il giusto pagamento del lavoro. E tutto ciò deve avvenire nella consapevolezza che non è possibile sempre e unicamente dare la colpa agli altri. E’ la categoria che deve dare, per prima, l’esempio.
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