Riceviamo da Gianni M. il messaggio che pubblichiamo integralmente di seguito. L’argomento farà discutere ma introduce un auspicabile dibattito dentro e fuori la categoria, nel completo rispetto delle diverse opinioni e della libertà di espressione che ognuno deve avere.
Basta poco, in particolare quando si è a pochi mesi da un importante appuntamento congressuale, per alzare i toni. Nel caso della decisione del Consiglio regionale della Toscana si è arrivati a sostenere che le modalità “hanno dell’incredibile”, oppure si invoca la protesta degli organismi della categoria contro il “colpo di mano” e un provvedimento “che non si esita a definire scandaloso”. Gli aggettivi si sprecano. Cosa è accaduto per sollevare tale reazione? Nella sostanza il Consiglio regionale (in allegato pubblichiamo il documento integrale) non ha comunicato al Cdr di voler procedere alla chiusura temporanea della propria Agenzia di stampa. Questo, a nostro avviso, è stato un errore del Consiglio (peraltro condiviso dal voto unanime dei 43 consiglieri). Sul resto tutto rientra nel lecito.
Questa segnalazione è una delle tante. Bastano 492 euro (410 più Iva 20 per cento) per iscriversi ad un master di giornalismo semestrale. I promotori assicurano il massimo dei vantaggi e, quindi, della convenienza ad iscriversi. Alcuni esempi: quota di prenotazione rimborsabile in caso di ripensamento e con sconti, costo e Iva detraibili dall’imponibile, crediti formativi universitari e documentazione per il curriculum vitae. Non è tutto. C’è la chicca: la tessera stampa.
Il Consiglio di amministrazione, a seguito di un approfondimento della disciplina del trattamento di disoccupazione con particolare riferimento alla casistica dei dipendenti di aziende in crisi, ha ritenuto opportuno dare una veste formale ad una interpretazione delle norme del regolamento che, di fatto, viene comunque già da tempo adottata dagli Uffici.
di Daniele Salvaggio
Leggendo l’editoriale di Enrico Romagna-Manoja su Il Mondo del 29 ottobre dal titolo Quanto è difficile fare il portavoce non ho potuto fare a meno di riflettere sul tipo di relazione che oggi lega il mondo del giornalismo con i professionisti della comunicazione. (…)
La procura di Milano nei giorni scorsi, a chiusura dell’indagine, ha indagato Paolo Berlusconi per il reato di rilevazione e utilizzazione di segreto d’ufficio. Il motivo: in qualità di editore de “Il Giornale, pubblicò le intercettazioni tra l’onorevole Piero Fassino e il manager ex numero uno di Unipol Gianni Consorte. La vicenda fa riferimento agli articoli apparsi su “Il Giornale” il 31 dicembre 2005 e il 2 gennaio 2006 nei quali si rendeva pubblico il testo di una conversazione telefonica avvenuta nel luglio del 2005.
Diciamo subito che non intendiamo entrare nella vicenda giudiziaria né trarre conclusioni sull’operato dei vari protagonisti. Su quanto è accaduto, su eventuali responsabilità o altro decideranno i giudici.
Ci pare interessante, invece, il coinvolgimento di un editore quale “utilizzatore” e quindi direttamente responsabile di quello che scrive il suo giornale.
Pubblichiamo integralmente la notizia difffusa da Nlnewsletter.it. “Il rischio è che Berlusconi decida di mangiarsi tutta la torta. A dicembre, infatti, scadrà la norma, contenuta nella Legge Mammì (L. 223/1990), che fa divieto ai titolari di concessioni televisive nazionali di possedere anche giornali di una certa tiratura. (…)”
Le conclusioni del ragionamento sono evidenti: se il prodotto di un lavoratore è utilizzato significa che ha un valore “commerciale”; se lo stesso non è pagato il giusto, oltre a creare una situazione di sfruttamento, concorre a determinare un’occasione di “arricchimento” per l’imprenditore.
Sulla GU n. 242 del 15 ottobre scorso è stato pubblicato il decreto 2 settembre 2010, n. 169 su “Regolamento recante la disciplina degli onorari, delle indennita’ e dei criteri di rimborso delle spese per le prestazioni professionali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili”. Nulla, invece, sul fronte dei tariffari minimi per i giornalisti, già di per sé non vincolante ma, comunque, non più in vigore dal 2007.
Ben ha fatto il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti a richiamare i colleghi al rispetto delle persone. La sua critica è giusta e arriva puntuale dopo un carosello di notizie scatenato dai mass media intorno alla vicenda del “caso Sarah Scazzi”. Abbiamo assistito a tutto e il contrario di tutto. Prima i servizi che mettevano in evidenza i particolari più morbosi e accendevano la curiosità dei lettori o degli spettatori tv. Poi lo stupore e, in qualche caso, la condanna per il “turismo del cattivo gusto” ad Avetrana.