Sospensione del Tar, la Rai si adegui

La libertà d’informazione – su questo siamo tutti d’accordo – è un bene essenziale per garantire a tutti la possibilità di sapere ed esprimersi. E oggi, ancor più che in altri tempi, questo bene va difeso ad oltranza. Siamo infatti a ridosso di un appuntamento elettorale importante. Un appuntamento in cui ogni cittadino deve poter esprimere il proprio voto con la piena consapevolezza: Deve cioè avere la possibilità di mettere a confronto e valutare idee politiche, considerazioni, progetti, prtogrammi, e quant’altro gli schieramenti politici propongono.

DOCUMENTO 1 – AGCOM COMUNICATO STAMPA 12 MARZO

In seguito alla sospensione disposta dal TAR delle disposizioni che, in conformità al regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, equiparavano i programmi di informazione a quelli d’informazione politica per le emittenti televisive private, la Commissione Servizi e Prodotti (CSP) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella sua seduta odierna, ha annullato le disposizioni in questione.

Di ciò la CSP ha dato comunicazione alla Commissione parlamentare di vigilanza per le valutazioni di sua competenza, in considerazione che i principi che regolano l’informazione e la comunicazione politica nel periodo elettorale sono comuni alla concessionaria pubblica e alle televisioni private e che fino ad oggi sono state omogenee le due distinte discipline regolamentari di applicazione.

La CSP ha inoltre invitato il Consiglio di amministrazione della Rai a riconsiderare le decisioni da esso assunte in materia in relazione a quanto sopra e alla luce della lettura, data dal TAR, dell’art. 2 della legge n. 28/2000 e delle sentenze della Corte Costituzionale.

DOCUMENTO 2 – AGCOM COMUNICATO STAMPA 13 MARZO

Precisazioni in materia di par condicio

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ricorda a tutte le emittenti televisive e radiofoniche e alle testate giornalistiche che nei quindici giorni precedenti la data della votazione e fino alla chiusura delle operazioni di voto “è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.”

L’Autorità ricorda inoltre che, fino alla chiusura della campagna elettorale, gli “spot elettorali” sono consentiti solo nelle emittenti televisive e radiofoniche locali e che, “in qualunque trasmissione radiotelevisiva, diversa da quelle di comunicazione politica e dai messaggi politici autogestiti, è vietato fornire, anche in forma indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto”.

Il pasticciaccio delle liste

Il testo del decreto e il ricorso alla Corte Costituzionale.

Anche se non tocca direttamente il settore dell’informazione, proponiamo di seguito il testo del Decreto Legge e il ricorso presentato alla Corte Costituzionale, documenti relativi alla vicenda delle liste elettorali per la consultazione regionale.

DECRETO-LEGGE 5 marzo 2010, n. 29

Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione. (10G0052) (GU n. 54 del 6-3-2010 )

Entrata in vigore del provvedimento: 06/03/2010

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

– Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

– Vista la legge 17 febbraio 1968, n. 108;

– Ritenuta la straordinaria necessita’ e  urgenza  di  consentire  il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali  per  il  rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica degli articoli  9  e  10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e dell’articolo 21 del  decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli  1  e  48 della Costituzione;

– Ritenuto  che  tale  interpretazione  autentica  e’  finalizzata  a favorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla  volonta’  del cittadino elettore, per rendere  effettivo  l’esercizio  del  diritto politico   di   elettorato   attivo   e   passivo,    nel    rispetto costituzionalmente  dovuto  per  il  favore   nei   confronti   della espressione della volonta’ popolare;

– Ravvisata l’esigenza  di  assicurare  l’esercizio  dei  diritti  di elettorato attivo e passivo costituzionalmente  tutelati  a  garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali;

– Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 5 marzo 2010;

Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del Ministro dell’interno;

Emana il seguente decreto-legge:

Art. 1 – Interpretazione autentica degli  articoli  9  e  10  della  legge  17 febbraio 1968, n. 108

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968,  n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto  dei  termini  orari  di presentazione delle liste si  considera  assolto  quando,  entro  gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto  ingresso  nei  locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei  locali  del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.

2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968,  n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non  risulti  corredata  da  tutti  gli  elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte,  del  decreto  del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.  445,  purche’  tali dati siano comunque desumibili in  modo  univoco  da  altri  elementi presenti  nella   documentazione   prodotta.   In   particolare,   la regolarita’  della  autenticazione  delle  firme  non   e’   comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la  mancanza  o  la  non  leggibilita’  del  timbro  della  autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di  autenticazione,  nonche’ dell’indicazione della  qualificazione  dell’autorita’  autenticante, purche’ autorizzata.

3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17  febbraio  1968, n. 108, si interpreta nel senso che le  decisioni  di  ammissione  di liste di candidati o  di  singoli  candidati  da  parte  dell’Ufficio centrale regionale sono definitive,  non  revocabili  o  modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione  puo’  essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di  liste di candidati oppure di singoli  candidati  e’  ammesso  ricorso  all’ Ufficio  centrale  regionale,  che  puo’  essere  presentato,   entro ventiquattro ore dalla comunicazione,  soltanto  dai  delegati  della lista alla quale la decisione  si  riferisce.  Avverso  la  decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso  al Giudice amministrativo.

4. Le disposizioni del presente articolo si  applicano  anche  alle operazioni  e  ad  ogni  altra  attivita’  relative   alle   elezioni regionali, in corso alla data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che  si  siano trovati nelle condizioni di cui al  comma  1  possono  effettuare  la presentazione delle liste dalle ore otto alle  ore  venti  del  primo giorno non festivo successivo a  quello  di  entrata  in  vigore  del presente decreto.

Art. 2 – Norma di coordinamento del procedimento elettorale

1. Limitatamente alle consultazioni per  il  rinnovo  degli  organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo  2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature  ammesse deve avvenire,  a  cura  dei  sindaci,  non  oltre  il  sesto  giorno antecedente la data della votazione.

Art. 3 – Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 5 marzo 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Maroni, Ministro dell’interno

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Master di Torino, inaugurato il corso da 23500 Euro

Non sono servite le critiche, nostre e di altri, a far rivedere il bando del master in giornalismo dell’Università di Torino. Il documento è reperibile sul sito del Corep, Consorzio Interuniversitario per la Ricerca e l’Educazione Permanente Torino.  A dir la verità occorre navigare un po’ per trovarlo; meglio, nel sito unito.it, fare una ricerca su “master giornalismo”. Comunque, rileggiamo:

“Tasse e contributi sono così definiti: La quota di iscrizione è di 23.500,00 (comprensiva di tasse universitarie).

Se anche la nuova edizione otterrà i contributi richiesti, la quota d’iscrizione a carico dell’allievo non sarà superiore a 12.000 Euro comprensiva di tasse universitarie. Saranno inoltre possibili ulteriori riduzioni della quota a carico dell’allievo in funzione di eventuali altre borse di studio disponibili.

Tali importi andranno versati annualmente entro l’inizio delle attività del corso. Potranno essere previste eventuali rateizzazioni della quota di iscrizione, comunicate agli studenti prima dell’avvio del master. In caso di ritardato pagamento l’iscritto dovrà corrispondere gli interessi di mora a decorrere dal giorno successivo al giorno previsto per la scadenza. In caso di rinuncia lo studente dovrà comunque versare l’intera quota di contribuzione e non avrà diritto ad alcun rimborso”.

Evidentemente va bene così a tutti. E fa piacere che la nostra categoria, nonostante i tanti disoccupati, gli sfruttati, i precari, attragga ancora giovani disposti a pagare anche 23.500 euro (più eventuali costi di sostentamento e di affitto). Noi continuiamo a credere che una cifra simile sia di per sé un elemento di selezione che non è giusto. Tutti dovrebbero avere la possibilità di partecipare alla selezione, qualsiasi sia lo spessore del loro portafoglio. In ogni caso, ai venti (è il numero massimo degli ammessi) futuri giornalisti  va il nostro augurio sincero per il loro avvenire.

Lavoro nero: sanzioni da 1500 a oltre 8000 Euro per ogni addetto

“Con la Circolare n. 38 del 12 novembre 2010 il Ministero del Lavoro fornisce  le prime istruzioni operative in materia di maxisanzione contro il lavoro sommerso, ai sensi dell’articolo 4 della Legge n. 183/2010 (c.d. Collegato lavoro)” spiega un comunicato del Ministero.
E prosegue: “Il Collegato lavoro introduce infatti una nuova nozione di lavoratore in nero, prevedendo una diversa modulazione degli importi sanzionatori. Cambiano anche le sanzioni civili connesse all’impiego di personale irregolare e da ultimo i soggetti competenti ad irrogare la sanzione”.

Nel dettaglio, sono previste due ipotesi sulle quale la norma interviene. La prima riguarda l’impiego di lavoratori subordinati per i quali non è stata data la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. In questo caso la sanzione varia da 1.500 a 12.000 euro. La seconda ipotesi riguarda l’imprenditore che ha messo in regola il lavoratore dopo l’inizio del rapporto di dipendenza. In questo caso la sanzione va da 1.000 a 8.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 30 euro per ogni giornata di lavoro irregolare. Circa le sanzioni civili previdenziali connesse all’evasione dei contributi, in entrambe le ipotesi l’importo è aumentato del 50 per cento e sono applicate quando, al momento dell’inizio della visita ispettiva, siano scaduti i termini per il pagamento dei contributi e dei premi con riferimento al periodo di lavoro irregolare.

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