Intercettazioni: siamo per la libertà, non per la censura

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Dopo un anno e 15 giorni in Senato e 11 mesi a Montecitorio, il 10 giugno il decreto legge 1611 (sulle intercettazioni telefoniche e ambientali) ha avuto, con il voto di fiducia chiesto dal Governo, il via libera dall’Aula di Palazzo Madama.  Adesso il testo (le modifiche le pubblichiamo in un file allegato) tornerà all’esame della Camera dei deputati. Ma, a questo punto, poco importa sapere se il dibattito avverrà entro luglio o a settembre.

Occorre proseguire nella mobilitazione per ottenere la modifica del ddl. Così come è stato approvato, il decreto, a nostro avviso, non riesce a tutelare la privacy dei cittadini e, nello stesso tempo, garantire il diritto dei giornalisti a informare e dei cittadini di sapere. In altri termini, occorreva mettere uno stop agli abusi che si sono verificati più volte con la pubblicazione di intercettazioni che riguardavano persone estranee alle varie indagini. Invece di colpire l’illegittima fuga di notizie si è preferito adottare sistemi che hanno però il sapore della censura.

Qualche collega, di recente, in disaccordo con chi sta cercando di contrastare il ddl Alfano, ha obiettato che tanta agitazione nasconde la mancanza di volontà della Fnsi di occuparsi seriamente della gestione del contratto nazionale di lavoro. Può darsi. Ma il ragionamento sembra solo un equilibrismo mentale. E lo diciamo noi della Fasipress, che siamo il sindacato alternativo alla Fnsi. Le responsabilità sono oggettive, nel non aver previsto nel contratto una qualsivoglia catena di comando, nel non aver dato corso ad una seria formazione continua dei giornalisti. Oggi, però, concentriamoci sul decreto. Ritroviamoci, una volta tanto, compatti sotto una sola bandiera, quella della difesa della professione, del diritto dei cittadini di sapere per capire e giudicare. Noi ci siamo.

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IL 25 MAGGIO AVEVAMO SCRITTO

INTERCETTAZIONI. DOBBIAMO OPPORCI A OGNI CENSURA DELLA LIBERTA’ D’INFORMARE

La norme che vogliono impedire il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini ad essere informati sono ormai in dirittura d’arrivo verso l’approvazione.  Dopo la Commissione Giustizia del Senato, ora la parola spetta a Palazzo Madama. Se fossero approvate così come possiamo leggerle nell’ultima scrittura sarebbe un fatto senza precedenti. In nome di un falso rispetto della privacy e col pretesto di proteggere le indagini della magistratura i promotori della legge mirano ad attuare una vera e propria censura sull’informazione. Nessuna notizia relativa ad atti d’indagine potrebbe più essere pubblicata se non dopo l’udienza preliminare. Che, con i tempi della nostra Giustizia, equivale nei fatti a “bruciare” la notizia facendole perdere ogni valore di attualità.

La Fasipress è in prima fila con i direttori delle testate, le redazioni e la Fnsi per opporci a queste norme. Siamo consapevoli che qualcosa va fatto per limitare i danni che qualche giornalista, improvvidamente, ha causato con alcune pubblicazioni. Ma occorre modulare il diritto alla privacy (art. 15 della Costituzione), il diritto di cronaca e critica (art. 21) e il diritto alla dignità personale (art. 3). Ogni squilibrio diventa una censura. Ogni sanzione, sia essa pecuniaria o, ancor peggio, di limitazione della libertà, avrebbe il sapore di una  repressione.

Per questo chiediamo ad ogni nostro iscritto e ai tanti aderenti alla Fasipress di manifestare la propria opposizione. Chiediamo ai colleghi parlamentari (e sono tanti), di respingere certe discipline di partito e di votare contro il provvedimento.

COSA DICE LA COSTITUZIONE

ART. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ART. 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

ART. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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