Minimo retributivo, serve un tavolo di lavoro

About

Il presidente del Cnog, Enzo Jacopino, al termine della presentazione di un interessante studio (che pubblichiamo di seguito in formato pdf) sulla condizione dei giornalisti italiani coordinato dai colleghi Pino Rea e Vittorio Pasteris, ha auspicato la creazione di un tavolo di confronto a livello nazionale, tra Governo, Ordine e Federazione per stabilire un minimo di contribuzione. Noi, come Fasipress, Federazione Autonoma Stampa Italiana, non solo aderiamo da subito alla proposta, ma invitiamo il Cnog a tener in considerazione che l’Fnsi da oltre un anno non è più l’unico soggetto a rappresentare sindacalmente i giornalisti italiani. Da parte nostra, sin d’ora mettiamo a disposizione del Cnog la disponibilità piena a collaborare in completo spirito di servizio.

Scarica i documenti

LANCIO ANSA

GIORNALISTI:PIU’ DI META’ E’ FREELANCE CON REDDITI INFERIORI
RISPETTO A DIPENDENTI; RICERCA SU ISCRITTI A ORDINE
FIRENZE
(ANSA)

FIRENZE, 2 NOV – Solo uno su due iscritti all’ Ordine dei giornalisti risulta attivo nella professione, o almeno è ‘visibile’, nel senso che ha una posizione contributiva all’Inpgi, come dipendente o autonomo. E più della metà della professione ‘emersa’ è ormai costituita da freelance, ma con redditi nettamente inferiori a quelli del lavoro subordinato. Sono alcuni degli elementi emersi da un lavoro condotto da Lsdi (’Giornalismo: il lato emerso della professione; una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ‘visibili”) sulla base dei dati forniti da Inpgi, Ordine e Fnsi. La ricerca – annuncia una nota diffusa a Firenze, dove Lsdi ha sede – verrà presentata la mattina del 4 novembre nella sede della Federazione della Stampa, a Roma. Interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale. Nel 2009, indica l’indagine, un giornalista dipendente su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, mentre più della metà degli autonomi (il 55,25%) dichiaravano un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro. “Al 31 dicembre 2009 gli attivi effettivi nel campo del lavoro subordinato erano 20.087, rispetto ai 23.213 autonomi. In totale 43.300 giornalisti: il 44.1% degli iscritti all’Ordine”, spiega la nota. Tenendo conto dei pensionati e degli oltre 10.000 giornalisti degli albi speciali o stranieri – afferma Lsdi -, sono circa 40.000 i giornalisti ’sommersi’. “Nella grandissima maggioranza si tratta di pubblicisti, visto che professionisti e praticanti sono totalmente ‘visibili’ all’ interno dell’ Inpgi mentre dei 62.155 pubblicisti presenti nell’Ordine solo 4.086 risultano all’ Inpgi come lavoratori dipendenti e 19.626 come lavoratori autonomi”. L’analisi conferma poi la vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (presente prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che – rileva Lsdi – “nell’ industria editoriale diventa sempre più vitale per la macchina dell’ informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignità professionale”.

(fonte. ANSA).
COM-GRO/SPO S0A QBXB

SINTESI DELLA NOTIZIA DIFFUSA DAL CNOG

Pubblichiamo alcuni stralci del comunicato diffuso nei giorni scorsi sul sito del Cnog.

“Su due giornalisti iscritti all’Ordine solo uno risulta attivo nella professione. O almeno è ”visibile”, nel senso che è titolare di una posizione contributiva all’ Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, in quanto lavoratore dipendente o autonomo. Alla fine del 2009 i giornalisti ‘’attivi’’ erano infatti 49.239: il 50,17 % degli iscritti all’ Ordine se si escludono albo speciale e elenco stranieri, e il 45,4% se si considerano anche questi ultimi. Sempre nel 2009, solo un lavoratore subordinato su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, più della metà degli autonomi (il 55,25%) dichiarava un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro.

Sono alcuni dei dati contenuti nell’analisi Giornalismo: il lato emerso della professione. Una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani “visibili”, condotta da Lsdi (Liberta’ di stampa diritto all’informazione) e coordinata da Pino Rea e Vittorio Pasteris, attraverso i dati forniti da Inpgi, Cnog e Fnsi”.

Prosegue: “Lo studio delinea la stratificazione e l’evoluzione della popolazione giornalistica negli ultimi 35 anni in Italia attraverso dati di carattere occupazionale, contrattuale e previdenziale: ne emerge l’immagine di una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono”.

E conclude. “ “Cosa può fare l’Ordine?” si è chiesto il presidente Enzo Iacopino. “Far rispettare la legge. Anche se, purtroppo, non è quella che vorremmo e che stiamo tentando di far cambiare dal Parlamento. Gli editori ci usano regolarmente. Dobbiamo trovare una strada – propone Iacopino – per imporre agli editori il rispetto del nostro lavoro”. Da qui la proposta di “creare un tavolo di confronto, a livello nazionale, tra Governo, Ordine, e Federazione per stabilire un minimo di retribuzione”.

Sono, inoltre, intervenuti Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, Daniele Cerrato, presidente della Casagit, Marina Cosi, presidente del Fondo Giornalisti e i curatori Rea e Pasteris.

La ricerca, dedicata allo scomparso Amedeo Vergani, uno dei fondatori di LSDI, è stata pubblicata sotto forma di ebook”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Diritto d'autore 2016 Fasipress