Sindacato La bozza segreta del contratto

About

Non è giusto dare un parere su parti di un accordo spiegate a voce. Il disagio, la riprovazione per un comportamento inaccettabile devono indurci a riflettere. Ognuno deve trarre le debite considerazioni e fare delle scelte.

Qualcuno ci ha scritto “Ma le bozze d’accordo devono restare segrete sino a quando non sono più bozze”. Beh. Direi che il collega ha un singolare concetto della democrazia e della trasparenza nei rapporti sindacali. Ogni informazione, soprattutto su una trattativa di rinnovo contrattuale che ha ricadute ed obblighi su tutti (anche sui non iscritti alla Fnsi), deve essere svolta alla luce del sole. Così non è stato fatto. Non dimentichiamo gli attacchi all’Ordine nazionale che si era “permesso” di pubblicare una bozza. Non dimentichiamo la ridda di voci che questo modus operandi ha determinato, causando – tra l’altro – una certa confusione nella categoria.

Poi, entro il giorno 25 è prevista la firma. Così una nota del sindacato dei giornalisti spiegava i passaggi: “Giunta, presidenti regionali e commissione contratto si riuniranno insieme la mattina di mercoledì 25 marzo prossimo a Roma. Nella stessa giornata la Fnsi incontrerà la Fieg. Il 26 marzo si riunirà il Consiglio nazionale. La Commissione Statuto sta preparando le regole del referendum”.

Sarà. Ma ognuno di noi aveva (e ha) il diritto di conoscere nel dettaglio quale sarà il suo futuro, quali commenti hanno espresso le assemblee del Messaggero e della Nazione (e di chiunque altro). Poi, se il lavoro svolto sarà positivo, noi stessi non avremo riserve a dirlo e a complimentarci con la Fnsi. Qui non si tratta di sostenere una o l’altra parte, ma di contribuire – tutti insieme – a difendere una professione e tanti colleghi, professionisti e non, precari, disoccupati, pensionati, freelance. Per farlo occorre, però, non avere barriere ideologiche e consentire a tutti di essere informati. Noi, siamo disponibili.

Per consentire a tutti di conoscere cosa accade fuori dalla propria redazione, riportiamo integralmente l’opinione di Andrea Montanari, componente del Cdr di Repubblica e consigliere dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti.

“Ci siamo. La firma del contratto dei giornalisti è arrivata. Ma è il contratto che ci avevano raccontato in questi mesi? Lo vedremo presto. Ma dalle prime anticipazioni non mi sembra proprio. Lo dico con il massimo rispetto per chi ha comunque lavorato in questi mesi portando avanti una trattativa difficile. Certo se ci avessero tenuti più informati. Avevo promesso che non avrei disturbato il manovratore e ho rispettato l’impegno. Ma ora è arrivato il momento della verità. Per mesi e mesi la segreteria ci ha rassicurato affermando che non aveva mai discusso ufficialmente del taglio degli scatti di anzianità. Le abbiamo creduto. E nel più completo silenzio abbiamo appreso tutto d’un tratto che gli scatti diventano triennali, gli aumenti minimi vengono congelati e che per maturali tutti bisognerebbe lavorare 45 anni, sempre ce come accadrà tra un mese o due, un collega non venga mandato in pensione con lo scivolo a 58 anni o peggio mettendolo in cassa integrazione come prevede la legge 416. Senza contare che nel frattempo, con la stessa strategia del silenzio, la nostra segreteria ha concesso agli editori anche la parte normativa che chiedevano. La  multimedialità di cui purtroppo già nessuno parla più, sembra rimasta una paginetta vuota. E l’arrivo di nuove fgure come il redattore esperto o il senior,  solo promesse demandate alla forza dei Cdr. In compenso, gli editori portano a casa l’ampliamento del multitestata, la mobilità dei giornalisti senza oneri per l’azienda dentro la cerchia di 40 chilometri e la trasformazione dei vicedirettori e dei capi redattori centrali in dirigenti.

I soldi. Si parla di un’offerta di 260 euro lordi in due anni. Di cui subito 120 euro lordi, il resto il prossimo anno. Peccato però che i colleghi ne  avrebbero presi comunque circa 102 se gli editori avessero aggiornato da gennaio l’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale che ovviamente con il nuovo contratto non si prenderà più. Per la cronaca,  gli editori stanno continuando a pagare ancora la vecchia indennità del 2008 pari a 77,88 euro. Quanto ai restanti 150 euro, sarebbero in gran parte stati assorbiti dallo scatto che per quasi tutti i colleghi sarebbe scattato quest’anno e che  sarà rinviato di un anno.

Sarebbe questa la cifra che dovrebbe dare ossigeno ai giovani delle piccole redazioni? Non che i grandi giornali stiano meglio.

Come si può vedere anche dalle cifre,  gli editori hanno in pratica ottenuto il contratto a costo zero che volevano. Anzi in cambio hanno avuto molto di ciò che avevano chiesto anche sulla parte normativa. Senza contare che il taglio degli scatti sarà definitivo e quindi resterà in vigore anche tra un anno, quando come tutti gli esperti prevedono, la grande crisi sarà passata. Un taglio del costo del lavoro pari a circa un terzo, mica uno scherzo. Che pagheranno soprattutto i giovani, dato che gli “anziani” gli scatti li hanno ormai maturati quasi tutti. Non si poteva veramente fare di meglio? E perché il sindacato non ci ha avvertito prima che stava trattando anche sugli scatti. Invece di affidarsi solo a laconici comunicati alle agenzia.  

Un bel regalo per i post ’97 che già guadagnano molto meno degli altri.

Si dirà: questo contratto però eviterà lo sfacelo dei prepensionamenti. Ne siete così convinti, dopo che il governo ha stanziati 20 milioni di euro per mandare in pensione antitipata un’intera generazione di giornalsiti e gli editori si sono impegnati a coprire la restante cassa integrazione? Speriamo. Anche in questo caso il tempo dirà presto  chi aveva ragione. Se c’è qualcuno che andrebbe ringraziato, e non sono ironico, è il governo  che ha stanziato i soldi, senza i quali non sarebbe stato firmato nessun contratto. Scatti o non scatti. Non sembri paradossale che lo dica uno che scrive con convinzione e  piacere su Repubblica.  

Sono perplesso. Possibile che questo possa essere presentato come un  “patto generazionale”? Ora che la Fieg non fa più mistero sui 1500 esuberi che vorrebbe mandare in pensione. Nulla di male se in cambio gli editori assumessero la generazione di precari che sta lavorando con paghe da fame nei giornali. Peccato che finora gli stessi editori, complice sempre la crisi, abbiamo trasformato i contratti di questi giovani da a termine a co.co.co. Inoltre, come è ormai è noto, gli esperti americani prevedono che l’avvento delle testate on line (il futuro dei quotidiani) saranno in grado di mantenere solo il 20 per cento dell’attuale forza lavoro. Dunque c’è qualcuno che sta barando. Naturalmente ciascuno è libero di pensarla come crede, ma sono molto preoccupato. Vorrei essere rassicurato, se possibile. O che finalmente si dicano  le cose come stanno. Altrimenti il futuro del sindacato è segnato. Alle ultime elezioni del fondo Inpgi ha votato solo poco più del 6 per cento della categoria. Non è un caso.  Da tempo dico che questo è un campanello d’allarme. L’unanimismo che impazza da tempo nel nostro sindacato ne è una delle cause principali.

Mi auguro che adesso ognuno rifletta e che la categoria sappia dare in occasione del referendum una reazione adeguata alle circostanze. Altrimenti tanto vale rassegnarsi.  Anche per quando la  crisi sarà finita”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Diritto d'autore 2016 Fasipress