Uso improprio degli stagisti nelle redazioni

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La responsabilità diretta è dei giornalisti capo servizio. E dei CDR che fingono di non vedere e non sapere.

In molte redazioni gli stagisti sono ancora utilizzati in modo improprio. Come più volte precisato in un protocollo d’intesa accettato anche dalla Fieg, l’effettuazione di uno stage non comporta “l’istruzione di alcun rapporto giuridico tra l’azienda e l’allievo”. Di conseguenza “lo stagista, non essendo a nessun effetto un lavoratore né subordinato né autonomo, non può svolgere alcuna attività lavorativa utilizzabile nella produzione del giornale. Non può quindi essere inviato a seguire avvenimenti, né titolare, né impaginare, se non in termini di mera simulazione. La violazione di questi limiti, determina una violazione di norme imperative di legge e l’autonoma trasformazione del rapporto di stage in rapporto di lavoro subordinato, con la conseguente applicazione delle disposizioni contrattuali, retributive, contributive e fiscali previste per i lavoratori subordinati”.

Anche in considerazione del particolare momento che sta vivendo il comparto editoriale, denunciamo l’utilizzo illegittimo che viene fatto dello stagista. Chiediamo che, proprio nell’interesse delle aziende oltre che – ovviamente – nel rispetto dei diritti dei giornalisti dipendenti, siano intensificati i controlli nelle redazioni affinchè analoghi episodi non si ripetano. Far firmare uno stagista non significa – come ha sostenuto di recente il membro del cdr di un grande quotidiano del nord – fargli un regalo. Qui nessuno fa casi personali. Ci sono norme, e queste vanno rispettate. E i giornalisti che hanno responsabilità nella produzione, prima degli altri, devono essere parti diligenti nella loro applicazione.

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