Lavoro nero: sanzioni da 1500 a oltre 8000 Euro per ogni addetto

“Con la Circolare n. 38 del 12 novembre 2010 il Ministero del Lavoro fornisce  le prime istruzioni operative in materia di maxisanzione contro il lavoro sommerso, ai sensi dell’articolo 4 della Legge n. 183/2010 (c.d. Collegato lavoro)” spiega un comunicato del Ministero.
E prosegue: “Il Collegato lavoro introduce infatti una nuova nozione di lavoratore in nero, prevedendo una diversa modulazione degli importi sanzionatori. Cambiano anche le sanzioni civili connesse all’impiego di personale irregolare e da ultimo i soggetti competenti ad irrogare la sanzione”.

Nel dettaglio, sono previste due ipotesi sulle quale la norma interviene. La prima riguarda l’impiego di lavoratori subordinati per i quali non è stata data la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. In questo caso la sanzione varia da 1.500 a 12.000 euro. La seconda ipotesi riguarda l’imprenditore che ha messo in regola il lavoratore dopo l’inizio del rapporto di dipendenza. In questo caso la sanzione va da 1.000 a 8.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 30 euro per ogni giornata di lavoro irregolare. Circa le sanzioni civili previdenziali connesse all’evasione dei contributi, in entrambe le ipotesi l’importo è aumentato del 50 per cento e sono applicate quando, al momento dell’inizio della visita ispettiva, siano scaduti i termini per il pagamento dei contributi e dei premi con riferimento al periodo di lavoro irregolare.

Minimo retributivo, serve un tavolo di lavoro

Il presidente del Cnog, Enzo Jacopino, al termine della presentazione di un interessante studio (che pubblichiamo di seguito in formato pdf) sulla condizione dei giornalisti italiani coordinato dai colleghi Pino Rea e Vittorio Pasteris, ha auspicato la creazione di un tavolo di confronto a livello nazionale, tra Governo, Ordine e Federazione per stabilire un minimo di contribuzione. Noi, come Fasipress, Federazione Autonoma Stampa Italiana, non solo aderiamo da subito alla proposta, ma invitiamo il Cnog a tener in considerazione che l’Fnsi da oltre un anno non è più l’unico soggetto a rappresentare sindacalmente i giornalisti italiani. Da parte nostra, sin d’ora mettiamo a disposizione del Cnog la disponibilità piena a collaborare in completo spirito di servizio.

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LANCIO ANSA

GIORNALISTI:PIU’ DI META’ E’ FREELANCE CON REDDITI INFERIORI
RISPETTO A DIPENDENTI; RICERCA SU ISCRITTI A ORDINE
FIRENZE
(ANSA)

FIRENZE, 2 NOV – Solo uno su due iscritti all’ Ordine dei giornalisti risulta attivo nella professione, o almeno è ‘visibile’, nel senso che ha una posizione contributiva all’Inpgi, come dipendente o autonomo. E più della metà della professione ‘emersa’ è ormai costituita da freelance, ma con redditi nettamente inferiori a quelli del lavoro subordinato. Sono alcuni degli elementi emersi da un lavoro condotto da Lsdi (’Giornalismo: il lato emerso della professione; una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ‘visibili”) sulla base dei dati forniti da Inpgi, Ordine e Fnsi. La ricerca – annuncia una nota diffusa a Firenze, dove Lsdi ha sede – verrà presentata la mattina del 4 novembre nella sede della Federazione della Stampa, a Roma. Interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale. Nel 2009, indica l’indagine, un giornalista dipendente su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, mentre più della metà degli autonomi (il 55,25%) dichiaravano un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro. “Al 31 dicembre 2009 gli attivi effettivi nel campo del lavoro subordinato erano 20.087, rispetto ai 23.213 autonomi. In totale 43.300 giornalisti: il 44.1% degli iscritti all’Ordine”, spiega la nota. Tenendo conto dei pensionati e degli oltre 10.000 giornalisti degli albi speciali o stranieri – afferma Lsdi -, sono circa 40.000 i giornalisti ’sommersi’. “Nella grandissima maggioranza si tratta di pubblicisti, visto che professionisti e praticanti sono totalmente ‘visibili’ all’ interno dell’ Inpgi mentre dei 62.155 pubblicisti presenti nell’Ordine solo 4.086 risultano all’ Inpgi come lavoratori dipendenti e 19.626 come lavoratori autonomi”. L’analisi conferma poi la vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (presente prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che – rileva Lsdi – “nell’ industria editoriale diventa sempre più vitale per la macchina dell’ informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignità professionale”.

(fonte. ANSA).
COM-GRO/SPO S0A QBXB

SINTESI DELLA NOTIZIA DIFFUSA DAL CNOG

Pubblichiamo alcuni stralci del comunicato diffuso nei giorni scorsi sul sito del Cnog.

“Su due giornalisti iscritti all’Ordine solo uno risulta attivo nella professione. O almeno è ”visibile”, nel senso che è titolare di una posizione contributiva all’ Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, in quanto lavoratore dipendente o autonomo. Alla fine del 2009 i giornalisti ‘’attivi’’ erano infatti 49.239: il 50,17 % degli iscritti all’ Ordine se si escludono albo speciale e elenco stranieri, e il 45,4% se si considerano anche questi ultimi. Sempre nel 2009, solo un lavoratore subordinato su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, più della metà degli autonomi (il 55,25%) dichiarava un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro.

Sono alcuni dei dati contenuti nell’analisi Giornalismo: il lato emerso della professione. Una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani “visibili”, condotta da Lsdi (Liberta’ di stampa diritto all’informazione) e coordinata da Pino Rea e Vittorio Pasteris, attraverso i dati forniti da Inpgi, Cnog e Fnsi”.

Prosegue: “Lo studio delinea la stratificazione e l’evoluzione della popolazione giornalistica negli ultimi 35 anni in Italia attraverso dati di carattere occupazionale, contrattuale e previdenziale: ne emerge l’immagine di una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono”.

E conclude. “ “Cosa può fare l’Ordine?” si è chiesto il presidente Enzo Iacopino. “Far rispettare la legge. Anche se, purtroppo, non è quella che vorremmo e che stiamo tentando di far cambiare dal Parlamento. Gli editori ci usano regolarmente. Dobbiamo trovare una strada – propone Iacopino – per imporre agli editori il rispetto del nostro lavoro”. Da qui la proposta di “creare un tavolo di confronto, a livello nazionale, tra Governo, Ordine, e Federazione per stabilire un minimo di retribuzione”.

Sono, inoltre, intervenuti Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, Daniele Cerrato, presidente della Casagit, Marina Cosi, presidente del Fondo Giornalisti e i curatori Rea e Pasteris.

La ricerca, dedicata allo scomparso Amedeo Vergani, uno dei fondatori di LSDI, è stata pubblicata sotto forma di ebook”.

IFJ, si lavora sott’acqua per un segretario generale italiano

Dal 31 marzo del prossimo anno Aidan White lascerà l’incarico di Segretario Generale della IFJ, Federazione Internazionale dei Giornalisti. Si ritira dopo 24 anni non sempre tranquilli. Un esempio, tanto per rinfrescare la memoria. Nel 2006 il Simon Wiesenthal Centre nel 2006 gli scrisse obiettando sulle posizioni da lui assunte dopo il bombardamento della sede televisiva di Al Manar degli Hizbollah in Libano In quell’occasione il Segretario Generale della IFJ definì “giornalisti” i terroristi di Hizbollah.

C’è di più. La Libre Belgique pubblicò un articolo dal titolo “C’est le sionisme qui mène à la guerre”. Un preciso appello fu rivolto all’IFJ: “After Legitimizing Hizbollah Terrorists, Will You Endorse or Condemn Your Neighbour, La Libre Belgique, for its Call for the Extermination of Israel?” ma la risposta non piacque molto. Infine c’è l’espulsione decisa lo scorso anno della Federazione di Israele dall’IFJ e il suo tormentato rientro. Ma su questi aspetti potrete leggere, di seguito, un articolo di Giulio Meotti apparso su “Il Foglio” e ripreso da Emanuel Baroz su FocusOnIsrael.org.

Tutto ciò appartiene al passato. Adesso siamo al cambio della guardia. Chi sostituirà Aidan White? A quali nuovi equilibri (sempre che ve ne siano) si tenderà? La Fnsi, nel bilancio preventivo 2010, ha previsto una quota associativa di 115 mila euro. Inoltre il suo Segretario generale, Franco Siddi, a fine maggio, è stato eletto nel Comitato esecutivo con 214 sì su 294 delegati (il quarto, tra i sedici componenti e il primo tra gli europei). Evidente quindi che la Fnsi possa muoversi con un certo peso nei meandri della IFJ.

La novità potrebbe nascere proprio da un lavoro di corridoio che ha preso l’avvio da tempo. Se tutto dovesse andare a buon fine la Federazione Internazionale dei Giornalisti potrebbe avere un Segretario Generale italiano. I nomi che si fanno sono essenzialmente tre: Lorenzo Del Boca, ex presidente del Cnog; Roberto Natale, presidente Fnsi e (ma tutto dipenderà dal Congresso di gennaio) lo stesso Segretario, Francesco Angelo Siddi. Buona fortuna a tutti.

IL TESTO DEL BANDO E’ SU WWW.IFJ.ORG/FR

ARCHIVIO
L’INTERNAZIONALE DEI GIORNALISTI CACCIA ISRAELE

di Giulio Meotti

La Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata all’organizzazione. Fra i membri del sindacato c’è anche Paolo Serventi Longhi, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana.

L’espulsione è il culmine di una campagna di discriminazione a cui la Federazione si è votata da anni contro lo Stato d’Israele. Due anni fa il National Union of Journalists, il sindacato della stampa britannica nonché l’ala più consistente della Federazione internazionale di cui esprime anche il presidente, Jim Boumelha, votò per boicottare Israele e tutti i prodotti dello stato ebraico. Sempre tre anni fa, durante la guerra fra Hezbollah e lo Stato ebraico a seguito del rapimento di due soldati israeliani (poi uccisi dai terroristi islamici), il segretario generale della Federazione internazionale, Aiden White, condannò il bombardamento israeliano della tv di Hezbollah al Manar, finanziata da iraniani e siriani, in quanto chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti.

Manar non è un organo di stampa dissidente, diffonde propaganda antisemita e islamista e nei suoi programmi accusa gli ebrei, tra l’altro, di omicidi rituali con il sangue dei bambini arabi, del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki e di aver tramato con i nazisti organizzando essi stessi la propria persecuzione per accelerare la nascita di Israele.

E’ la stessa Manar, durante la guerra a Gaza, a trasmettere il discorso di Himam Sa’id, guida suprema della Fratellanza islamica in Giordania: “Voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina”.

Il veterano della stampa israeliana Chaim Shibi, già corrispondente da Washington per il principale quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, ha così commentato l’espulsione dalla Federazione: “Siamo orgogliosi del giornalismo in Israele, non dipendiamo dal governo. Siamo i più liberi fra i media e gli stessi che la Federazione decide di espellere?”.

La Federazione venne fondata nel 1926 e oggi rappresenta oltre 600mila professionisti dell’informazione in tutto il mondo. Il voto di espulsione d’Israele, scrive il New York Jewish Forward, è stato unanime. Ha quindi votato contro Israele anche la rappresentanza italiana. La direzione della Federazione aveva già spiegato a Shibi che la presenza israeliana era irrilevante perché il sindacato era ben rappresentato dai giornalisti arabi che hanno sede a Gaza e in Cisgiordania. Lo scorso gennaio, al termine dell’offensiva israeliana contro le infrastruttre terroristiche palestinesi, Paolo Serventi Longhi, Aiden White e Jim Boumelha avevano guidato persino una delegazione del sindacato a Gaza.

A consultare il sito internet della Federazione si scopre che Israele non compare neppure fra i paesi membri. Ci sono Iran, Iraq, Algeria, Giordania, Kuwait, Libia, Yemen, Marocco, Oman, Thnisia, Emirati Arabi Uniti e Palestina , ma non lo Stato ebraico. Il segretario White dice che l’espulsione è stata decisa dopo che Israele si è rifiutato di pagare la quota di iscrizione.

Un pretesto, fin troppo ridicolo, come spiega Shibi: “Dovremmo pagare per le campagne contro Israele?”. Nessuno Stato o comunità scientifica ha mai subito un simile fuoco cultural-ideologico come Israele.L’espulsione si inserisce in un forsennato progetto di boicottaggio di Israele che dura da sette anni. Hanno boicottato Israele sia la più grande organizzazione inglese di insegnanti sia quella di dipendenti pubblici; i medici britannici vogliono espellere gli israeliani dalla World Medical Association, ci sono poi gli architetti e la chiesa anglicana, mentre professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology hanno firmato appelli per disinvestire dalle compagnie israeliane.

I paesi europei hanno perseguito i discorsi che inneggiano all’odio giudicandoli alla stregua di crimini di guerra durante il Processo di Norimberga e nei processi della Corte internazionale in Tanzania ne] 2003, quando tre giornalisti ruandesi vennero condannati per aver gestito una radio e pubblicato un giornale che inneggiavano allo sterminio sistematico della minoranza tutsi. Eppure, quando una corte francese decise di impedire ad al Manar di usare il satellite per la sua programmazione antisemita, la Federazione internazionale dei giornalisti condannò la sentenza come censura politica del peggior tipo.

Un’emittente, al Manar, i cui picchi di share si basano su serial tv come La Diaspora. Si vede un Rothschild che sul letto di morte dice ai figli: “Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo”. Ci sono anche due ebrei che sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo. Infine, una prostituta malata in un bordello gestito da una tenutaria ebrea confida il suo desiderio di contagiare i non ebrei.

La stessa Federazione protestò quando l’esercito israeliano colpì gli studi dalla tv di Hamas, al Aqsa. Ma non ha mai denunciato la terrificante propaganda antigiudaica propugnata dall’emittente, che inneggia allo sterminio degli ebrei e incita i kamikaze, che chiama ratto marcio Israele, che mostra bambini cinturati di esplosivo da terroristi suicidi e himam che promuovono il jihad persino in Italia.

L’espulsione di Israele dal sindacato dei giornalisti è paragonabile alla decisione di Cornelio Sommaruga, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa che rifiutò l’ingresso nell’organizzazione della Magen David Adom, equivalente israeliano della Red Cross, con la seguente motivazione: “Se accettassi il simbolo della Stella di David, perché non dovrei fare altrettanto con la Svastica?”

Cigs editoria, pubblicato il decreto su accesso e trattamento

Il 18 dicembre dello scorso anno abbiamo dato notizia della pubblicazione (il 15 dicembre 2009) del Decreto Ministeriale n. 47385 dell’8 ottobre 2009, che  disciplina i criteri e la procedura per la concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario in favore dei dipendenti delle imprese editrici o stampatrici di giornali quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazionale. In quell’occasione, nel nostro comunicato, avevamo anche allegato il pdf con il documento originale nella sua forma integrale.

Ora il decreto ministeriale è stato inserito sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio e quindi ha piena applicazione.

Per opportuna conoscenza riproponiamo il testo del provvedimento.

DECRETO 8 ottobre 2009

Semplificazione delle procedure amministrative e riordino dei criteri per l’accesso al trattamento di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti di aziende appartenenti al settore dell’editoria. (Decreto n. 47385). (10A00032)  (GU n. 6 del 9-1-2010)

IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

  • Vista la legge 5 agosto 1981, n. 416, articoli 35 e 37;
  • Visto il decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148,  convertito,  con modificazioni, nella legge 19 luglio 1993, n.  236,  con  particolare riferimento all’art. 7, comma 3, secondo cui «le disposizioni di  cui agli articoli 35, 36 e 37 della  legge  5  agosto  1981,  n.  416,  e successive modificazioni, mantengono la propria validita’  in  quanto normativa  speciale  valevole  per  il  settore  dell’editoria,   non modificata espressamente dalla successiva legge 23  luglio  1991,  n. 223»;
  • Vista la legge 23 luglio 1991, n. 223;
  • Vista la legge 7 marzo 2001, n. 62;
  • Visto l’art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20;
  • Visto il decreto-legge del 5 aprile 2001, n. 99,  convertito  nella legge 9 maggio 2001, n. 198;
  • Visto l’art. 41-bis del decreto-legge 30  dicembre  2008,  n.  207, convertito, con modificazioni, nella legge del 27 febbraio  2009,  n. 14;
  • Visto l’art. 7-ter, comma 17, del decreto-legge 10  febbraio  2009, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 9  aprile  2009,  n. 33;
  • Visto il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000, n. 218;
  • Visto il protocollo di intesa  firmato  presso  la  Presidenza  del Consiglio dei Ministri il 5 maggio 2009 di ratifica  dell’ipotesi  di accordo di rinnovo del Contratto di lavoro giornalistico, siglata  in data  26  marzo  2009  e  del  contestuale   accordo   in   tema   di ammortizzatori sociali;
  • Considerata  la  necessita’  di  individuare  i  criteri   per   la valutazione dei programmi delle imprese del  settore  che  richiedono l’intervento straordinario  della  cassa  integrazione  guadagni  per crisi aziendale;
  • Considerata, altresi’, la necessita’ di individuare anche i criteri per la valutazione  dei  programmi  delle  aziende  del  settore  che richiedono  l’intervento  straordinario  della   cassa   integrazione guadagni per ristrutturazione e riorganizzazione aziendale;
  • Ritenuto, pertanto, di disciplinare  le  modalita’  di  accesso  al trattamento di integrazione salariale straordinario anche  attraverso idonei criteri per la  valutazione  delle  istanze  presentate  dalle imprese del settore dell’editoria;

Decreta:

Art. 1 – Oggetto

1. Il presente decreto disciplina i criteri e la procedura  per  la concessione del trattamento di integrazione  salariale  straordinario in favore dei dipendenti delle  imprese  editrici  o  stampatrici  di giornali quotidiani, di giornali periodici e delle agenzie di  stampa a diffusione nazionale nei casi indicati dall’art. 35, comma 1, della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni,  nonche’  per le causali di crisi aziendale nelle quali  si  renda  necessaria  una riduzione del personale ai fini  del  risanamento  dell’impresa,  nei casi di cessazione totale ovvero  parziale  dell’attivita’  aziendale anche  in  costanza  di  fallimento  ovvero  per  ristrutturazione  e riorganizzazione aziendale in presenza di crisi aziendale.

Art. 2 – Campo di applicazione

1. Possono fare ricorso al trattamento  di  integrazione  salariale straordinario di cui  al  presente  decreto  le  imprese  editrici  o stampatrici di giornali quotidiani, di  periodici  e  le  agenzie  di stampa a diffusione nazionale.

Art. 3 – Requisito occupazionale

1. Per le aziende del settore editoriale non trova applicazione, ai fini della concessione del trattamento straordinario di  integrazione salariale, il requisito occupazionale di cui all’art.  1,  comma  1, della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  che  prevede   una   media occupazionale  nel  semestre  precedente  la  data  di  presentazione dell’istanza di intervento di CIGS, di quindici dipendenti. Non trovano, altresi’, applicazione le disposizioni di cui all’art. 1, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Art. 4 – Soggetti beneficiari

1.   Possono   beneficiare   del   trattamento   straordinario   di integrazione salariale, di cui all’art. 35 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive  modificazioni,  i  lavoratori  poligrafici,  con esclusione dei dirigenti, i giornalisti professionisti, i pubblicisti e i praticanti  dipendenti  di  imprese  editrici  o  stampatrici  di giornali quotidiani,  di  periodici  e  delle  agenzie  di  stampa  a diffusione nazionale.

2.  Ai  fini  dell’accesso  ai   benefici   per   l’esodo   ed   il prepensionamento nel corso del godimento della CIGS, si applica:

a) per i lavoratori poligrafici, l’art. 37, comma  1,  lett.  a), della legge del 5 agosto 1981, n. 416;

b) per i giornalisti, l’art. 37, comma 1, lett. b) della legge  5 agosto 1981, n. 416 e la normativa indicata al successivo art. 8  del presente decreto.

Art. 5 – Causali di intervento straordinario di integrazione salariale

1. Le imprese di  cui  all’art.  2  del  presente  decreto  possono presentare istanza per l’ammissione al  trattamento  di  integrazione salariale, in favore  dei  propri  dipendenti  come  individuati  dal precedente art. 4, per le seguenti causali:

a) crisi aziendale;

b)  cessazione  totale  o  anche  solo  parziale   dell’attivita’ aziendale anche in costanza di fallimento;

c) ristrutturazione, riorganizzazione  o  conversione  aziendale, con la verifica della presenza della situazione  di  crisi  aziendale per i benefici di cui all’art. 4, comma 2,  lett.  b),  del  presente decreto.

Art. 6 – Criteri per la valutazione delle causali di crisi aziendale

1. Ai fini della sussistenza dello «stato di crisi», ai sensi della legge  5  agosto  1981,  n.   416   e   successive   integrazioni   e modificazioni, la stessa non e’  rilevabile  unicamente  dai  bilanci aziendali, ma anche da riscontrabili indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni, che abbiano incidenza su una critica  situazione dell’impresa e possano pregiudicarne  il  buon  andamento  operativo.

Tali indicatori, in particolare, dovrebbero registrare  un  andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino dei corretti equilibri economico-finanziari e gestionali.

A tal fine, sono adottati i  seguenti  criteri  per  l’approvazione delle  istanze  di  concessione  del  trattamento   di   integrazione salariale  in  favore  dei  dipendenti  delle  imprese   editrici   o stampatrici di giornali quotidiani e periodici  e  delle  agenzie  di stampa per le causali di crisi aziendale:

a)  dagli  indicatori  economico   finanziari,   complessivamente considerati, riguardanti  l’anno  antecedente  alla  richiesta,  deve emergere un andamento involutivo;

b) la situazione di crisi puo’ essere valutata anche in  base  al calo delle vendite o alla contrazione degli investimenti pubblicitari o alla diminuzione dell’attivita’ produttiva;

c) l’avvenuta contrazione degli indicatori  sub  b)  puo’  essere valutata anche per gli effetti che si  verificheranno  per  l’impresa nel periodo immediatamente successivo all’istanza;

d) deve essere presentato, da parte  dell’impresa,  un  piano  di risanamento  con  l’indicazione  delle  iniziative  intraprese  o  da intraprendere idonee al superamento della crisi;

e) deve essere predisposto un piano di gestione  delle  eventuali eccedenze di personale.

2. In caso di cessazione totale o parziale dell’attivita’, anche in costanza di  fallimento,  l’impresa  deve  predisporre  un  piano  di gestione del personale.

La cessazione parziale puo’ interessare o un settore dell’attivita’ stessa ovvero anche una singola testata se appartenente alla medesima ragione sociale.

Art. 7 – Ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale

1. In caso di presentazione di un  programma  di  ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale, la valutazione dell’istanza di ammissione al trattamento di integrazione salariale straordinaria, deve essere compiuta con il riscontro delle seguenti condizioni:

a) il programma deve essere indirizzato ad interventi  specifici, che prevedano investimenti coerenti  con  lo  stato  di  crisi  anche prospettica in cui versa l’azienda e idonei agli  interventi  che  si intendono  realizzare,  anche  con  riferimento,   per   le   aziende editoriali, agli interventi  volti  a  favorire  la  riorganizzazione dell’assetto redazionale;

b) deve  individuarsi  il  rapporto  tra  le  sospensioni  e  gli interventi programmati, specie per le modalita’  di  attuazione  e  i tempi di realizzazione;

c) deve essere esplicitato il piano  delle  sospensioni  e  della gestione  delle  eventuali  eccedenze;   possono   essere   indicati, altresi’, adeguati interventi  di  formazione  volta  a  favorire  la realizzazione del programma presentato;

d) devono essere indicate le modalita’ di  copertura  finanziaria degli investimenti.

2. Ai fini dell’accertamento amministrativo del  programmato  piano di riorganizzazione, ristrutturazione  ovvero  conversione  aziendale devono riscontrarsi le condizioni di cui alle lettere a),  b),  c)  e d).

Art. 8 – Ristrutturazione o riorganizzazione in presenza di crisi aziendale

1. Ai giornalisti  professionisti  iscritti  all’INPGI,  dipendenti dalle imprese editrici di giornali quotidiani, di giornali  periodici e di agenzie di  stampa  a  diffusione  nazionale,  limitatamente  al numero di unita’ ammesse dal Ministero del  lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle  finanze,  a  seguito  di  recepimento  in   sede   governativa dell’esito della procedura di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 218 del 10 giugno 2000 e, per i soli casi di ristrutturazione o riorganizzazione in presenza di crisi aziendale, e’ riconosciuta  facolta’  di  optare per l’anticipazione della liquidazione della  pensione  di  vecchiaia con la verifica dei requisiti di cui all’art. 37, comma 1, lett.  b), della legge del 5 agosto 1981, n. 416, come da ultimo  modificato  ed integrato dall’art. 7-ter, comma 17, del  decreto-legge  10  febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 9 aprile 2009, n. 33.

2. Nelle ipotesi di cui  al  capoverso  precedente,  devono  essere verificate le condizioni di cui al precedente art. 7, lettere a),  b) e c). L’impresa deve presentare un programma  volto  prioritariamente alla  gestione  delle  inefficienze  e  degli  squilibri  siano  essi gestionali ovvero economici e finanziari.

Art. 9 – Procedura

1. Ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.P.R.  10  giugno  2000,  n. 218, ciascuna domanda di concessione del trattamento straordinario di integrazione  salariale  straordinaria  e’  riferita  ad  un  periodo massimo di dodici mesi.

2. Nel caso di istanze di cui agli articoli  7  e  8  del  presente decreto, ai sensi  dell’art.  4  del  medesimo  D.P.R.,  il  Servizio ispettivo delle competenti Direzioni provinciali del lavoro,  decorso almeno un trimestre  dall’inizio  del  trattamento  straordinario  di integrazione  salariale,  effettua  gli   accertamenti   di   propria competenza e ne trasmette gli esiti, prima della scadenza  del  primo semestre, al competente  ufficio  del  Ministero  del  lavoro,  della salute e delle politiche sociali.

3.  Decorsi  i  primi  dodici  mesi  dall’inizio  del   trattamento straordinario di integrazione salariale, il Servizio ispettivo  delle competenti Direzioni provinciali del lavoro, entro  20  giorni  dalla presentazione di ciascuna istanza di  proroga,  svolge  una  verifica intesa ad accertare la regolare attuazione del programma.

4. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche  sociali adotta i provvedimenti di concessione  del  trattamento  per  periodi semestrali consecutivi e, comunque, non superiori complessivamente  a 24 mesi.

Art. 10 – Pagamento diretto

1.  E’   autorizzato   il   pagamento   diretto   del   trattamento straordinario di integrazione  salariale,  con  le  stesse  modalita’ previste per la integrazione salariale straordinaria dall’art. 7-ter, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009,  n.  5,  convertito  con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33.

Il presente decreto sara’ trasmesso per il visto e la registrazione alla Corte dei conti e  sara’  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 8 ottobre 2009

Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Sacconi

Registrato alla Corte dei conti il 25 novembre 2009

Ufficio di  controllo  preventivo  sui  Ministeri  dei  servizi  alla persona e dei beni culturali, registro n. 7, foglio n. 5

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